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Sequestro di un T-Red nel Veronese

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Messaggio  Luca Ricci il Sab Gen 05, 2013 12:01 am

Il ministero ora omologa i T-red
In arrivo pioggia di multe per i veneti
I semafori con telecamera sono al centro di una doppia inchiesta a Milano e Verona: intaccato l'impianto dell'accusa

Sequestro di un T-Red nel Veronese (archivio)
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VENEZIA - Roma dà la benedizione ai T-red, decapitata l’inchiesta di Verona. Conseguenza: pioggia di multe in arrivo per i veneti, si stimano dai 15 ai 40 milioni di euro da pagare. La scossa tellurica è partita da una decisione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, firmata dal dirigente del settore sulla sicurezza stradale, che omologa i «semafori multatori» al centro di una doppia inchiesta tra Verona e Milano. Un atto che mette in discussione due dei capi di imputazione che il pm Valeria Ardito contestava a Stefano Arrighetti, 47enne amministratore unico della Kria e noto per essere l’inventore dei T-red: l’avviso di chiusura indagini era stato firmato lo scorso 3 marzo e reso noto qualche giorno fa. I comitati degli automobilisti insorgono. «Vergognoso», dice da Treviso Giorgio Marcon. «Ma la magistratura non si fermi, gli altri reati rimangono identici. Questo è solo il colpo di coda che tenta la politica. I cittadini non paghino le multe finché la situazione non sarà più chiara».
La doccia fredda per gli automobilisti è giunta tramite poche righe della direzione generale per la sicurezza stradale, con l’ingegner Sergio Dondolini: «La procedura adottata è corretta. L’interfaccia con gli impianti semaforici non è parte integrante del sistema e quindi non è soggetta a procedura di approvazione». Finisce così l’iter di approvazione dei tanto discussi «T-red», un percorso iniziato il 27 ottobre del 2005, verificato amministrativamente a partire dal 9 aprile 2009 e chiuso formalmente dalla delibera dello scorso 3 maggio, immediatamente inviata alla Kria Srl, l’azienda con sede a Seregno, nel Milanese. In sostanza, gli apparecchi possono funzionare e hanno sempre funzionato in modo corretto. Dovrebbe così venir meno anche il presupposto con il quale la procura di Verona indagava Arrighetti, accusato di aver concesso alla Citiesse Srl gli apparecchi, poi installati nei vari comuni italiani, «privi di omologazione » perché «diversi da quelli richiesti nel bando di gara». Ma queste sono solo ipotesi, non è ancora chiaro come deciderà di operare la magistratura. Perché un dato è certo: l’omologazione finale è giunta a più di due mesi dalla chiusura delle indagini. Coinvolti sono molti impianti in Veneto. In provincia di Venezia, ce ne sono due a Quarto d’Altino e dieci a Campolongo Maggiore. In provincia di Rovigo, uno a Badia Polesine e sette ad Occhiobello. Nel Vicentino, cinque ad Altavilla. Nel Veronese, quattro a Colognola ai Colli.
La provincia più segnata è quella di Treviso con sei impianti a Susegana, quattro a Mogliano, tre a Villorba e sei a Vittorio Veneto. Colpito anche il Padovano, con quattro impianti a Montagnana. In tutto, dunque, le multe che tornano «efficaci» in Veneto sono quelle scattate da più di cinquanta impianti sui circa duecento resi operativi dall’azienda in tutta Italia. Il valore complessivo delle sanzioni non è noto. Il dato certo è che in tutto sono state staccate contravvenzioni per oltre 60 milioni di euro. C’è chi stima che in Veneto siano piovute i due terzi delle contestazioni, anche se in termini meramente matematici ci si dovrebbe assestare su circa un quarto del totale. Ossia, come minimo, 15 milioni di euro. E, come massimo, 40. Le associazioni dei consumatori e i comitati sono già sul piede di guerra, pronti a contrastare questa nuova emorragia economica per gli automobilisti. E l’attesa è forte per la decisione del gup veronese che a breve dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio del pm, a margine della quale le associazioni dei consumatori hanno già annunciato di volersi costituire parte civile.
Mauro Pigozzo
05 maggio 2010(Fonte Tiscali news)
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